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Il linguaggio del cane, parte 3: i segnali ambivalenti

Affrontiamo in questo articolo del linguaggio del cane il terzo tipo di segnali che riguardano la comunicazione canina, i segnali ambivalenti.

Art 30_linguaggio del cane 3_segnali ambivalenti 1Al cane può capitare, come d’altronde a tutti gli animali uomo compreso, di provare emozioni contrastanti di fronte ad una situazione non chiaramente interpretabile, e può mostrare reazioni imprevedibili e contrastanti fra di loro, emettendo così un messaggio ambiguo.

Così ci possiamo trovare di fronte ad un cane che, spinto dalla paura, mandi segni di minaccia guardandoci dritto negli occhi e allo stesso tempo schiaccia il corpo a terra mostrando sottomissione. La paura può innescare le reazioni più imprevedibili che dipendono da diversi fattori come le esperienze vissute, la predisposizione individuale e, soprattutto, la distanza. Quest’ultima, come abbiamo accennato in articoli precedenti, ha un’importanza fondamentale nella comunicazione non verbale e può essere distinta in distanza di fuga e distanza critica.

Nella distanza di fuga il cane è ancora in grado di fuggire. Si chiama perciò anche distanza di sicurezza giacché permette ancora al cane di evitare la minaccia. Se il cane si trova invece nella distanza critica considera di non avere più la possibilità di fuggire e, di conseguenza, decide di attaccare.

A questo punto è di grande aiuto la prossemica (termine introdotto e coniato dall’antropologo Edward T. Hall) ovvero la disciplina che studia i gesti, il comportamento, lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione, sia verbale che non verbale. Nel caso del cane, la prossemica ci aiuta ad analizzare il modo in cui un soggetto utilizza ed occupa lo spazio intorno a sé e di come se ne serve per comunicare con gli altri.

Hall osservò che la distanza tra le persone è correlata con la distanza fisica e definì quattro “zone” o tipi di distanza, che si possono applicare anche al cane:

  • distanza pubblica, in cui avviene il contatto visivo,
  • distanza sociale, in cui iniziano le interazioni sociali,
  • distanza individuale, in cui avvengono i rituali di conoscenza,
  • distanza intima, riservata a soggetti intimi.

Immaginiamo due cani che si avvicinano incrociandosi per strada. I due cani si studiano o meglio si notano mantenendo molta distanza tra loro. In questa zona (distanza pubblica) non vi è alcun tipo di rapporto diretto. L’unico scopo è di notare l’altro, senza interagire, traendo il maggior numero d’informazioni possibile per poi iniziare, in un secondo tempo, l’interazione.

Nella seconda distanza o distanza sociale il cane inizia ad interagire usando lo spazio senza avere un contatto fisico. In base ai movimenti mostrati il cane capirà quale atteggiamento assumere di fronte all’altro.

Nella distanza individuale, i due cani sono già molto ravvicinati e iniziano i primi approcci di contatto: ognuno osserva la risposta dell’altro.

Per ultimo il cane permette solo ai soggetti che godono della sua fiducia di addentrarsi nello spazio della distanza intima, che presuppone contatto fisico. Nel caso venisse violata manderà segnali affinché chi è entrato ritorni alla distanza sociale.

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